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Quella volta che sono andato ad Arcore da Silvio Berlusconi risale al 1988, ma lui non c’era, e mi sono oltremodo risentito per la sua assenza. Dovevo richiedergli in prestito cinque grandi tele di Michele Cascella, appartenenti alla sua raccolta privata. Ero accompagnato da Luciana Cascella, di indispensabile aiuto per la curatela dell’antologica del Maestro in uno spazio sofisticato a Montecarlo. In quel momento, di Silvio Berlusconi non sapevo quasi nulla. La prima volta, se ricordo bene, che avevo sentito fare il suo nome, era stato poco tempo prima, tra il 1980 e il 1985. In quel periodo lavoravo a Segrate, da direttore editoriale della Giorgio Mondadori. Mi aveva accennato alla sua esistenza Renato Olivieri, direttore del mensile Arte, e nel contempo scrittore di romanzi gialli pubblicati da Garzanti. Un giorno mi invitò a raggiungerlo nel suo ufficio, dove si svolgeva una scena che sembrava uscita da uno dei suoi romanzi. Davanti alla sua scrivania era seduto un commissario di polizia in borghese. La sua rivoltella d’ordinanza era poggiata sul tavolo per essere fotografata e quindi pubblicata in copertina per l’ultimo libro di Olivieri.  Dopo i convenevoli d’uso, Olivieri volle mettermi al corrente, con fare piuttosto divertito, che Silvio Berlusconi era indagato per gli appalti delle costruzioni di Segrate, dove appunto erano collocate le redazioni delle pubblicazioni della Giorgio Mondadori. Il bravo commissario ci aveva avvertito della cosa, in quanto il Cavaliere disponeva di un bel pacchetto azionario dell’Arnoldo Mondadori, la cui immensa sede era visibile dalle nostre finestre. In quella particolare situazione, il gentile funzionario aveva equivocato – cosa che capitava molto spesso –  fra i due loghi quasi identici.  L’omonimia è ancora oggi una ragione di continue smentite a fronte di chi non è al corrente che Arnoldo era il padre di Giorgio, del tutto diversi e separati nella produzione editoriale. Poco convinto e tutt’altro che tranquillizzato per il nostro posto di lavoro, il commissario si congedò con un rapido saluto. Ho la sensazione, mi disse Olivieri subito dopo – che il nostro amico pensi che abbiamo mentito. Del resto Silvio Berlusconi è un imprenditore rampante e ha fama di essere assai divertente.

Oggi Berlusconi è il padrone assoluto della Arnoldo Mondadori, notissima è la sua carriera politica, e sulla bocca di tutti le infinite cause giudiziarie che ha assommato in questi ultimi trent’anni.  Non si è mai interessato della Giorgio Mondadori, che oggi appartiene a Urbano Cairo, già dirigente di Publitalia, concessionaria di pubblicità di Silvio Berlusconi. Della serie: com’è piccolo il mondo!

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