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Quella volta che a Brera avrei voluto vedere la collezione d’Arte Moderna. Seconda puntata: la scorsa settimana ho raccontato la mia inutile e frustrante visita a Brera alla ricerca della collezione d’Arte Moderna. In qualità di visitatore professionista rispettoso delle Istituzioni – dalle quali pretendo altrettanto rispetto in qualità di privato cittadino – mi rivolgo al Signor Direttore della Grande Brera. Dov’è collocata la Pinacoteca? Nessun totem all’ingresso. Appurato che si deve salire al secondo piano, sarebbe bello usare l’ascensore, che c’è, ma introvabile. Dato che la collezione d’Arte Moderna è chiusa in attesa di essere trasferita a Palazzo Citterio, sarebbe elegante un’indicazione che ci illumini. Dopo ben venticinque anni dalla donazione, non esiste un catalogo delle Collezioni d’Arte Moderna di Emilio e Maria Jesi, e di Lamberto Vitali, ambedue di alta caratura museale; solo dodici pagine nel catalogo generale della Pinacoteca, edito da Skira. Una presa in giro. Grazie Signor Direttore.

Terza puntata: ma chi era Emilio Jesi? Industriale di prima grandezza, è stato collezionista di capolavori che hanno fatto la storia dell’arte del Novecento. L’ho conosciuto nel 1971, tre anni prima della sua morte. Ero allora, come inviato di BolaffiArte, alle prime armi. Non posso dimenticare il mio imbarazzo varcando la soglia della sua bella casa milanese. Ho abbandonato in anticamera la borsa con il registratore, poiché Emilio Jesi, in modo oltremodo garbato, ha subito bloccato la conversazione: “Vede, caro amico, la mia raccolta parla benissimo da sola”. Mi ha preso sottobraccio in un percorso dove ho visto un’inquietante Testa di Toro di Pablo Picasso, eseguita negli anni della guerra; due lavori di Filippo De Pisis; un’emozionante Testa di Fanciullo di Medardo Rosso; un gesso di Arturo Martini; un ritratto dello stesso Jesi scolpito da Marino Marini. Terminato il giro senza scambiarci una sola parola, il padrone di casa mi ha congedato dicendo: “A proposito di Torino, mi saluti l’avvocato Agnelli quando ha occasione di incontrarlo”.

Non ho potuto scrivere nulla, non avrei saputo farlo. L’articolo per BolaffiArte è stato poi affidato a Luigi Carluccio.

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