Quella volta che ho incontrato un testo per le scuole

Quella volta che ho incontrato un testo per le scuole era nel 1975, (prima puntata). Già da qualche anno – e almeno fino alla fine degli Novanta – un volume in tre tomi era presente nella biblioteca di tutti gli studenti liceali d’Italia, e forse ancora oggi, (ma non saprei dirlo): l’autore di quella Storia dell’Arte Italiana era Giulio Carlo Argan. Mi ero recato a casa sua, a Roma, e mi aveva accolto sulla porta cordialmente, senza cerimonie. In quel periodo era in corso la campagna per eleggerlo alla poltrona di Sindaco della capitale. Si candidava come indipendente in una lista elettorale del Partito Comunista. Il Movimento Sociale, partito di area neofascista, aveva tappezzato la città di manifesti con la sua immagine in orbace, mostrine sul petto e virili stivaloni, tanto per far sapere a tutti la sua adesione, sia pure cauta, al regime fascista, dove aveva goduto della protezione del Ministro dell’Educazione Cesare Maria De Vecchi. Poi, dopo la guerra, come tanti altri intellettuali di pari levatura, era stato accolto a braccia aperte dal Partito Comunista. Per chi oggi è troppo giovane per ricordarlo, annoto qui che Argan occupò la poltrona di Sindaco di Roma per una legislatura, dopo un trentennio di predecessori tutti della Democrazia Cristiana; e che svolse quel ruolo egregiamente.

Quel mattino del 1975 dovevo presentargli la documentazione dei lavori di un artista della Neo Avanguardia, e chiedergli uno scritto per BolaffiArte. Mi rispose negativamente, suggerendomi come alternativa il nome di Achille Bonito Oliva. Ricordo ancora oggi le sue parole: “Questo è il momento in cui devo imparare da un collega molto più giovane di me. Questo per me è Bonito Oliva. Ricordo che il mio maestro Lionello Venturi, ormai vecchio, mi chiese di accompagnarlo al Palazzo Reale di Milano per un’antologica – che io stesso avevo curato – di Piet Mondrian. Ascoltò attentamente le mie argomentazioni, ma mi rispose di non aver capito nulla. Tuttavia si fidava di me, perché ero stato il suo migliore allievo”. Trovai l’aneddoto bello e civile. E molto civile anche il mio illustre interlocutore, del tutto privo di arroganza, sul quale però voglio ancora scrivere. Rimando i gentili lettori alla seconda puntata.